Testo scritto da Fabrizio Borghini di Firenze
Nel
corso degli anni ho avuto modo, sempre più spesso, di occuparmi dell’arte di
Rusp@ per la rubrica Incontri con l’arte che conduco su Toscana Tv. Ho
avuto, così, l’opportunità di seguire l’evoluzione, o se preferite la
trasformazione, che lo ha portato a passare da un personalissimo figurativo,
venato di prodromi surrealisti, alla scomposizione di paesaggi e oggetti sia dal
punto di vista segnico che cromatico. L’operazione di frantumazione del colore,
effettuata attraverso un passaggio da divisionista, lo ha fatto lentamente
pervenire alla pura astrazione. La bassa padana si è venuta trasfigurando, nei
suoi quadri, in un fantastico paesaggio onirico, una specie di fiabesco
giardino incantato visitato con ottica deformante: alberi, case e campanili si
allungano, si contorcono, si flettono sotto i colpi di refoli di vento
immaginari che ne ridefiniscono i contorni. La Padania di Rusp@ non è avvolta
da nebbie invernali ma accarezzata dalle calde atmosfere dell’estate che la
rendono più mediterranea che mitteleuropea. La sua sanguigna Emilia, per
sapori, humus, umanità, partecipazione emotiva che sprigionano personaggi e
situazioni, è molto più vicina al sud che al nord. Forse è per questo motivo
che predilige Firenze a Milano e ama Venezia, la città più “meridionale” a
settentrione dell’Appennino, più di tutte le altre località ristrette fra i
suoi monti e quelli dell’arco alpino. Se c’è un filo rosso che lega tutte le
opere dell’artista, realizzate nei vari periodi che hanno contraddistinto il
suo cammino in arte, questo è rappresentato dalla luminosità che è andato a
cercare nei quadri dei Macchiaioli toscani. Invece, le motivazioni esistenziali
che lo hanno spinto ad affrontare temi d’attualità come l’inquinamento,
l’effetto serra, il disboscamento indiscriminato lo hanno indirizzato verso
l’espressionismo che lui ha utilizzato in maniera leggera, non traumatica. I
drammatici problemi legati alla sopravvivenza del genere umano sono trattati
con candore, senza forzature, raccontati con la dolcezza dell’affabulatore e
sottolineati, magari, dalle note di un violino e definiti con tenui sfumature
di colore. Vi si potrebbe raffigurare un fondo contraddittorio foriero di
equivoci: Rusp@ tratta temi sconvolgenti usando colori caldi, inserendo figure
umane che al cospetto di immani catastrofi mostrano volti senza disperazione ma
pervasi di stupore di fronte al disfacimento che sta davanti ai loro occhi. La
contraddittorietà è, però, solo apparente, è un’illusione ottica che deriva da
una prima e superficiale lettura dell’opera. Analizzandola e penetrandola nel
profondo, invece, si scopre quanto smarrimento solchi i volti di quelle figure attonite,
quanta impotenza alberghi nell’animo di questi personaggi piccoli di fronte a
tragedie grandi. Alla fine di questo tormentato viaggio, Rusp@ è approdato alla
pittura digitale che, a parer mio, gli è particolarmente congeniale. La
computer art gli ha consentito un’immediatezza espressiva e cromatica, ha
favorito passaggi rapidi ed essenziali che hanno rimosso i filtri rappresentati
dai problemi esistenziali e dai messaggi ecologisti che, pur apprezzabili,
hanno rappresentato un vero e proprio freno, o quantomeno hanno costretto
l’artista ad un deleterio autocontrollo che ne ha sostanzialmente compressa la
creatività e l’effervescenza. Un fondo gioioso lo si avvertiva anche in
precedenza ma era sottinteso, andava scovato leggendo fra le righe, nell’ironia
celata negli ossimori dei titoli (Natura morta in movimento, per
esempio) o negli sfondi veneziani di una città votata al dissolvimento ma
raffigurata con una fantasmagoria di colori vitali. Chissà se è stato un caso
fortuito o una scelta voluta dall’artista, ma che questo catalogo veda la luce
proprio in occasione del centenario della pubblicazione del manifesto futurista
mi sembra un segno del destino. Con gli artisti che dettero vita a quella
corrente artistica, Rusp@ ha in comune tanti tratti che, a buon titolo, lo
possono far rientrare nel novero dei post futuristi pur non avendo bussato alla
loro porta come emulo ma essendosi guadagnato i galloni sul campo per innate
consonanze con Marinetti e i suoi vulcanici epigoni.